Le autorità doganali russe hanno iniziato ad applicare dazi maggiorati, compresi tra il 15% e il 50%, su determinate merci originarie di Paesi considerati “ostili” dalla Federazione Russa. La novità più rilevante riguarda il fatto che tali dazi vengono applicati anche quando i prodotti sono acquistati, rivenduti o importati attraverso Paesi appartenenti all’Unione Economica Eurasiatica, nota come UEE.
Questa nuova interpretazione modifica in modo significativo il trattamento doganale di molte operazioni commerciali che, fino a poco tempo fa, potevano beneficiare di un regime più favorevole.
Il contesto: cosa sono i Paesi “ostili” per la Russia
Negli ultimi anni la Federazione Russa ha introdotto diverse misure economiche e commerciali nei confronti di Stati ritenuti “ostili”. In questa categoria rientrano, in generale, i Paesi che hanno adottato sanzioni o misure restrittive contro la Russia.
Tra questi figurano numerosi Stati occidentali, compresi diversi Paesi dell’Unione Europea. Per alcune categorie di prodotti originari di tali Paesi, la Russia ha previsto l’applicazione di dazi doganali maggiorati.
L’obiettivo di queste misure è principalmente politico ed economico: scoraggiare l’importazione di beni provenienti da Paesi considerati ostili e, allo stesso tempo, favorire fornitori alternativi provenienti da Stati ritenuti partner o neutrali.
Il ruolo dell’Unione Economica Eurasiatica
L’Unione Economica Eurasiatica è un’area di integrazione economica che comprende, tra gli altri, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan.
All’interno dell’UEE, le merci che acquisiscono lo status di merci dell’Unione possono circolare con regole doganali semplificate. In passato, questo principio aveva consentito ad alcuni operatori di importare in Russia prodotti originari di Paesi “ostili” acquistandoli da soggetti stabiliti in altri Paesi dell’UEE.
In pratica, una merce prodotta nell’Unione Europea poteva essere prima importata, ad esempio, in Kazakistan o in Armenia, acquisire lo status di merce dell’UEE e successivamente essere venduta o trasferita in Russia senza l’applicazione dei dazi maggiorati previsti per i beni provenienti da Paesi ostili.
La precedente interpretazione delle autorità doganali russe sulle merci UEE
Secondo quanto riportato, una precedente lettera del Servizio Federale delle Dogane russo aveva di fatto riconosciuto una forma di esenzione per le merci che, pur essendo originarie di Paesi ostili, erano già state immesse in libera pratica all’interno dell’UEE.
Il ragionamento era il seguente: una volta che la merce aveva acquisito lo status di merce dell’UEE, non doveva più essere trattata come una merce direttamente importata da un Paese ostile. Di conseguenza, i dazi maggiorati non venivano applicati.
Questa interpretazione era particolarmente rilevante per gli operatori commerciali che utilizzavano Paesi dell’UEE come hub logistici o commerciali per servire il mercato russo.
Il nuovo chiarimento del Servizio Federale delle Dogane russo
La situazione sembra ora essere cambiata. Un nuovo chiarimento del Servizio Federale delle Dogane russo ha di fatto revocato la precedente esenzione.
Secondo la nuova impostazione, l’elemento decisivo non sarebbe più soltanto lo status doganale della merce come merce dell’UEE, ma anche la sua origine effettiva.
Questo significa che, se un prodotto è originario di un Paese considerato ostile, può essere soggetto ai dazi maggiorati anche quando viene acquistato da un’impresa situata in un Paese dell’UEE e anche quando è già stato immesso in libera pratica all’interno dell’Unione Economica Eurasiatica.
In altre parole, la Russia sembra voler evitare che il passaggio attraverso Paesi dell’UEE venga utilizzato per neutralizzare o aggirare l’applicazione dei dazi maggiorati.
Perché questa novità è importante per le imprese
Il cambiamento ha conseguenze rilevanti per gli operatori economici coinvolti nel commercio con la Russia.
Le imprese che acquistano prodotti europei o di altri Paesi “ostili” tramite intermediari situati in Armenia, Kazakistan, Kirghizistan o Bielorussia potrebbero trovarsi esposte a costi doganali significativamente più elevati.
Un dazio maggiorato dal 15% al 50% può incidere in modo pesante sul prezzo finale del prodotto, sulla marginalità dell’operazione e sulla competitività rispetto a fornitori alternativi.
Per molte aziende, questo potrebbe rendere economicamente non conveniente continuare a utilizzare determinati canali di approvvigionamento.
Dazi maggiorati Russia: Impatto sulle triangolazioni commerciali
Una delle conseguenze più evidenti riguarda le triangolazioni commerciali.
Negli ultimi anni, alcune imprese hanno strutturato le proprie operazioni in modo da vendere merci verso Paesi dell’UEE diversi dalla Russia, lasciando poi che fossero operatori locali a rivendere i prodotti sul mercato russo.
Questa prassi poteva avere finalità logistiche, commerciali o doganali. Tuttavia, il nuovo orientamento delle autorità russe riduce l’efficacia di tali schemi quando l’origine del prodotto resta riconducibile a un Paese ostile.
Il punto centrale diventa quindi la prova dell’origine della merce. Non è sufficiente dimostrare che il prodotto è stato acquistato da un soggetto dell’UEE: occorre valutare dove il bene è stato effettivamente prodotto o se ha subito una trasformazione sufficiente a modificarne l’origine doganale.
Origine della merce e status doganale: due concetti distinti
La vicenda mette in evidenza una distinzione importante nel diritto doganale: quella tra origine della merce e status doganale.
Lo status doganale indica se una merce è stata immessa in libera pratica in un determinato territorio doganale. Una merce può quindi diventare merce dell’UEE dopo il pagamento dei dazi ordinari e il completamento delle formalità doganali.
L’origine, invece, riguarda il Paese in cui il prodotto è stato fabbricato o ha subito una trasformazione sostanziale. È questo elemento che consente di determinare se la merce proviene da un Paese soggetto a misure restrittive, preferenze tariffarie o dazi maggiorati.
La nuova posizione delle autorità russe sembra attribuire prevalenza all’origine rispetto allo status doganale acquisito nell’UEE.
Quali prodotti possono essere coinvolti
L’articolo di partenza non specifica l’elenco dettagliato dei prodotti interessati. Tuttavia, la misura riguarda “alcuni prodotti” originari di Paesi ostili.
- Per questo motivo, le imprese dovrebbero verificare attentamente:
- la classificazione doganale del prodotto;
- il Paese di origine dichiarato;
- l’eventuale inclusione del prodotto nelle liste soggette a dazi maggiorati;
- il percorso commerciale della merce;
- la documentazione doganale e contrattuale disponibile.
Una valutazione errata può comportare non solo il pagamento di dazi più elevati, ma anche contestazioni da parte delle autorità doganali russe.
Effetti pratici per importatori e distributori
Gli importatori russi e i distributori dell’UEE dovranno rivedere le proprie catene di approvvigionamento.
In particolare, sarà necessario verificare se i prodotti acquistati da altri Paesi dell’UEE abbiano origine in Stati considerati ostili. In caso affermativo, l’importatore russo potrebbe essere tenuto a pagare i dazi maggiorati al momento dell’ingresso della merce in Russia o in sede di controllo doganale.
Questo può generare anche problemi contrattuali tra venditore e acquirente, soprattutto se il prezzo era stato definito presupponendo l’assenza di dazi aggiuntivi.
Le parti potrebbero quindi dover rinegoziare condizioni di vendita, clausole Incoterms, responsabilità doganali e ripartizione dei costi.
Rischi per le aziende europee
Anche le imprese europee devono prestare attenzione, soprattutto se vendono prodotti a clienti situati in Paesi dell’UEE sapendo che la destinazione finale potrebbe essere la Russia.
Sebbene il pagamento dei dazi sia normalmente a carico dell’importatore, l’applicazione di misure maggiorate può incidere indirettamente anche sul fornitore europeo. Il cliente potrebbe chiedere sconti, modificare la struttura dell’operazione o interrompere gli acquisti.
Inoltre, in un contesto già complesso a causa delle sanzioni internazionali, le aziende devono prestare particolare attenzione alla compliance, alla destinazione finale dei prodotti e agli eventuali divieti di esportazione applicabili.
Possibili conseguenze sul mercato
L’applicazione dei dazi maggiorati potrebbe produrre diversi effetti sul mercato russo.
Da un lato, i prodotti originari di Paesi ostili potrebbero diventare più costosi e meno competitivi. Dall’altro, potrebbero aumentare le importazioni da Paesi non soggetti a tali misure, come Cina, Turchia, India o altri partner commerciali della Russia.
Potrebbe inoltre crescere l’interesse per la localizzazione produttiva all’interno dell’UEE o in Paesi considerati non ostili, al fine di ottenere una diversa origine doganale dei prodotti.
Tuttavia, la semplice rivendita o il semplice transito attraverso un Paese terzo non sono sufficienti a modificare l’origine della merce. Per ottenere una nuova origine doganale è normalmente necessaria una trasformazione sostanziale del prodotto, secondo le regole applicabili.
Cosa dovrebbero fare le imprese
Le aziende coinvolte in operazioni commerciali con la Russia o con Paesi dell’UEE dovrebbero adottare un approccio prudente.
È consigliabile effettuare una revisione delle catene di fornitura, verificando l’origine effettiva dei prodotti e la documentazione disponibile. È inoltre opportuno analizzare i contratti commerciali per chiarire chi si assume il rischio di eventuali dazi aggiuntivi.
Un altro aspetto importante riguarda la classificazione doganale. Un errore nel codice doganale può portare all’applicazione errata di dazi o a successive contestazioni.
Infine, le imprese dovrebbero monitorare con attenzione i chiarimenti e le prassi delle autorità doganali russe, perché in questo ambito le interpretazioni amministrative possono avere un impatto concreto e immediato sulle operazioni commerciali.
Conclusioni
Il nuovo orientamento delle autorità doganali russe rappresenta un cambiamento significativo per gli scambi commerciali che coinvolgono prodotti originari di Paesi “ostili”. La precedente possibilità di evitare i dazi maggiorati attraverso l’acquisizione dello status di merce dell’UEE sembra essere stata fortemente ridimensionata. Oggi, l’origine effettiva del prodotto torna a essere l’elemento determinante. Per le imprese, questo significa maggiore attenzione alla documentazione doganale, alla struttura delle operazioni commerciali e alla gestione dei rischi contrattuali. In un contesto geopolitico e normativo in continua evoluzione, la corretta valutazione dell’origine delle merci non è più un semplice adempimento tecnico, ma un fattore strategico per la continuità e la sostenibilità delle relazioni commerciali con il mercato russo.